Da bimbo ero un bravo studente. Alle elementari ero uno dei migliori della classe, la maestra e i miei genitori erano fieri di me.
Poi è successo qualcosa (come direbbe Lucarelli), non so neanch’io bene cosa. Ho cominciato ad appassionarmi a cose mie.
Ho cominciato a pensare che la cultura poteva essere anche passione, anzi aveva senso solo ed esclusivamente se lo era. E lì è stata la fine.
E’ cominciato tutto col cinema, poi la musica, infine la letteratura. La passione per queste tre cose mi ha allontanato sempre di più dalla cosa che avrebbe dovuto essere più importante: lo studio.
Vedevo lo studio come il male della società, come un’illusione di cultura, di superiorità, e l’illusione di queste cose è molto peggiore delle cose futili e stupide.
Si arriva al punto in cui quando ti dicono “ha una certa cultura, è laureato in economia” (ma si potrebbe sostituire qualche altra facoltà) ti verrebbe da rispondere “perché, da quando economia è considerata cultura?”. Decisamente troppo; capisci che qualcosa non va ma non sai che fare; provi a cambiare ma non sai come; provi ad abnegarti alla Santa Istruzione ma non ci riesci.
Ma purtroppo il titolo di studio è il criterio maggiore con cui viene considerata una persona al giorno d’oggi; se sei un poveraccio e per bisogno di mangiare qualcosa rubi 50 euro a qualcuno sei la feccia della società; se sei ricco sfondato (nel senso di centinaia di milioni di euro, non di uno o due) e pur potendo avere qualsiasi cosa al mondo senza finire i tuoi soldi sveni poveri contribuenti, per la gente rimarrai sempre una brava persona, perché hai studiato e hai sempre mantenuto un’immagine da persona curata.
Diciamo ai nostri figli di studiare perché così si diventa migliori, in realtà è il contrario; più si studia più ci si possono permettere bastardate non concesse a chi ha studiato meno.
Gli assicuriamo che ogni giorno di scuola è fondamentale alla formazione culturale. Poi si ritrova a 19 anni con un diploma e scopre di non poterci fare nulla. Allora lo obblighiamo ad andare all’università dicendogli che è lì che si formano le vere menti. Salvo poi scoprire che neanche con la laurea può trovarsi un lavoro per essere indipendente, che gli faccia guadagnare uno stipendio decente. A quel punto c’è o il master o lo stage…
E pretendiamo che i nostri figli non ci sputino in faccia perché gli abbiamo dato tutto…ma tutto cosa????